L’ Album

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L’ANTICICLONE DELLE AZZORRE

È il debutto da solista di Maurizio Mangoni che non è un solista.
Un disco pensato, scritto e suonato in un’epoca di passaggio che però non passa mai.
Nove pezzi che non sono canzoni d’amore ma in cui si parla d’amore.
Un diario minimo, fatto di “storie” normali, spesso difficili, a volte meravigliose.
Sonorità atipiche che guardano al nord Europa (Apparat, Efterklang, Notwist) e una scrittura sottile che traccia un ponte temporale con la profonda e lieve poesia di cantautori storici come Sergio Endrigo e Bruno Lauzi.

Anche se iL gEoMeTrA mAnGoNi non è un cantautore. O almeno così pensa.

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Testi e musica di Maurizio Mangoni

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Arrangiamenti Maurizio Mangoni e Tommaso Rosati
Produzione artistica Maurizio Mangoni, Stefano Castagna,
Saverio Lanza (per la canzone “Un Altro Inverno”)

Hanno suonato su questo disco:

Fabio Mazzei (batteria)
Tommaso Rosati (batteria e programmazione elettronica)
Federico Meoni (basso)
Leziero Rescigno (pianoforte)
Alessandro Erba (pianoforte e organo)
Leonardo Galigani (tromba)
Filippo Brilli (sax tenore, contralto e baritono)
Lucia Sagretti (violino)
Eleonora Tosca (eleonory)
Saverio Lanza (basso – “Un Altro Inverno”)

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Registrato allo studio Jacuzi di Milano
da Massimiliano Lotti
e allo studio Ritmo&Blu di Pozzolengo (BS)
da Stefano Castagna

Mixato e masterizzato allo studio Ritmo&Blu
da Stefano Castagna e Christian Codenotti

Publishing Freecom/Ritmo&Blu

Distribuzione Believe Digital

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Le tracce

È tutto qui
“mossi da muscoli invisibili per amare e piangere”
Il resoconto involontario di una generazione che ha sempre meno certezze: quando il senso è tutto qui.

Ci lasceremo
“ci lasceremo alle spalle le parole, faremo finta di non averle dette prima”
Da sempre inchiodati a quel che siamo stati, a ciò che abbiamo fatto: e se guardare avanti divenisse una cura?

Un altro inverno
“fuori tempo, quale tempo? non ho tempo ancora” “ci sarà l’estate che comunque tornerà, non ritarderà ancora”
Due idee, due facce, due canzoni fuse doverosamente in un solo brano.
“La speranza è una trappola, una brutta parola, la speranza è una cosa infame” (Mario Monicelli)

Fra giorni e poesia
“stare soli non ci spaventa, fa solo un po’ male”
Diventiamo del medesimo colore che ha l’ordinarietà dei giorni: a quel punto è facile scomparire a sé stessi.

La danza della formica
“la danza della formica inizia con il sentirsi parte di questa famiglia”
Uno strano fenomeno naturale coinvolge a volte migliaia di formiche che iniziano a girare in circolo. Molte muoiono esauste. Altre si separano dalla spirale, vanno in un’altra direzione e si salvano.

Organetto arancione
“siamo il braccio destro di tutti i nostri incubi”
Il bambino crea un pensiero che diventa il nostro ricordo. L’adulto, assuefatto alle dinamiche quotidiane, lo trasforma in un brutto sogno.

La domenica
“il sale corrode i cornicioni dei palazzi rendendoli più che mai usati, più che mai miseri”
Pomeriggi afosi tra l’edilizia selvaggia: nelle periferie urbane o nelle cittadine di mare che si popolano d’estate.

Domani
“domani mi alzerò prima che esca il sole”
La rivoluzione del sonno: intere giornate a riposare senza più rispondere a nessuno. La soluzione sta nel domani, se il domani lo vai a cercare.

L’ultima estate insieme
“come le rondini che ogni anno tornano, non sai mai se saranno le stesse ancora”
Ogni anno ci siamo ritrovati lì ad aspettare che arrivassero, senza averne certezza. Lo rifaremo ancora?.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESTI


I sogni muoiono solo un momento prima dell’alba,
quando fuori è ancora buio.
Alcuni sopravvivono prigionieri fra legioni di luce,
la normalità è annullarsi.
Ma dentro di noi è ancora estate, sempre e solo estate aldilà del bene,
spinti da forze invisibili per amare e sognare,
per guardare giorni nuovi.

Ma anche oggi ho lavorato a restare solo e più povero.

Mossi da muscoli invisibili.
Invisibili.
Per amare e piangere.

La nostra pelle, il nostro respiro,
non ricordiamo più, il senso è tutto lì.

Fra sguardi semplici fra gesti stupidi,
fra i tuoi abbracci

il senso è tutto qui.
il senso è tutto qui.

La nostra pelle, il nostro respiro,
non ricordiamo più, il senso è tutto lì.

Fra sguardi semplici, fra gesti stupidi,
fra i tuoi abbracci

il senso è tutto qui.


Ci lasceremo qui alle spalle le parole
faremo finta di non averle dette prima.

Ascoltami e seguimi, ti ascolterò ti seguirò
ci vestiremo dei nostri, dei nostri abiti migliori
faremo finta di non averli mai usati.

Illudersi che tutto sia a giustificare la noia
rendiamo grazia a ciò che abbiamo,
al vittimismo
la noia

Ci preoccupiamo di quello che non abbiamo fatto
dimenticandosi di quello che dovremmo ancora fare

Ci lasceremo qui alle spalle le parole
faremo finta di non averle dette prima.

Fuori tempo quale tempo non ho tempo ancora,
Fuori casa, quale casa è la mia casa?

Fuori corso fuori luogo fuori dal comune
esiliato e camminare.

Mio figlio ovviamente è più importante di me,
mio padre è solo un padre,

Cosa resta, cosa sento, cose da rifare
cosa resta della luce, solo il buio.

Ci sarà, l’estate,
che non tarderà di qua, non ritarderà non ritarderà ancora,
non ritarderà e se ritarderà,
no che non ritarderanno i giorni
d’estate, che comunque arriverà, non ritarderà ancora no,
non ritarderà, non ritarderà, non ritarderà.

Sia per legge la vecchiaia solo per alcuni, tutti gli altri a finire,
sia per legge l’ingordigia e la fame diffusa, sia creato un cuore opaco ricoperto di cose.

Adottare l’integralismo, formazione ai padri e che resti solo e padre.

Ci sarà, l’estate,
che non ritarderà di qua, non ritarderà non ritarderà ancora no,
non ritarderà e se ritarderà, no che non ritarderanno i giorni,
d’estate, che comunque arriverà non ritarderà non ritarderà ancora no,
non ritarderà e se ritarderà c’è comunque la speranza.

Io ti cerco
Senza parole, fra giorni e poesia.
Prova a dirmi che cosa c’è,
nei tuoi respiri

Accompagnati dal senso
di disillusione che ci rende vivi
e partecipi di questo mondo.

Fra giorni e poesia, fra giorni e bugie.

Stare soli non ci spaventa ci fa solo un po’ male.

Non c’è nessuna verità solo quella che sto ancora vivendo
il sonno mi rende un vigile e quindi starò ancora sveglio

viso a viso con questa notte sapendo che non servirà

la danza della formica inizia con il sentirsi parte di questa famiglia

La forza di volontà possiede angoli di inerzia
sembro un ciondolo appeso al muro che dipinge secondi sperando

la danza della formica inizia con il sentirsi parte di questa famiglia
che non ha più orecchie,
ballerò su questo stato su questo stato su questo sonno ucciso

la danza della formica inizia con il sentirsi parte di questa famiglia
che non ha più orecchie,
ballerò su questo stato su questo stato su questo sonno ucciso
che mi sta a suggerire tutti i miei sogni (in) tutti i giorni.


Cosa vuoi che sia,
se dietro ad una palla sono incoraggiato ad odiare e mi ritrovo oberato,
appeso all’ansia di giornate rincorse.
Veloci.

Cosa saranno mai,
i giorni trascorsi dietro all’educazione fatta sulla guerra delle buone maniere.

Sia quel che sia nonostante tutto verrà che mi dimenticherò di essere stato piccolo.
E come è stato facile, come è stato ovvio perderti,
giorno dopo giorno nell’astratto di ogni attimo.

Siamo il braccio destro di tutti i nostri incubi.
Acqua da bollire siamo acqua da bollire.

Perdersi nel tempo incompleta indifferenza è allontanarsi ancora da tutti i tuoi sorrisi.

Il sale corrode i cornicioni dei palazzi rendendoli più che mai usati più che mai miseri

così io sarò il mare che cercherai ogni volta
che ti mancherà l’estate che ti mancherà il sole

ogni volta che la tua pelle sarà troppo chiara
troppo chiara nei giorni troppo chiara nei sogni.

Così io sarò il mare
in tutti i giorni che non ti cercherò.

Ridotta a domenica sera.

Costretta ad essere
la periferia.
La domenica.
Lontano dal sole, in tutti i giorni che non ti cercherò.


Domani la soluzione è tutta nel domani,
domani cambierò casa, cambierò lavoro.

Ma adesso c’è che. Dormirò. Dormirò.

Domani mi alzerò prima che esca il sole,
domani combatterò la mia infelicità
cercherò soluzioni, troverò ragione.

Oggi il vero uomo ancora rivoluzionario, è chi dorme fino a tardi e non sogna.

Siamo dentro una bella favola che parla al domani,
che ci vede sempre nella novella dei piccoli passi

Domani volerò domani partirò.

La divisione non esiste, non esisto io non c’è un noi.
La scenografia dei miei sogni sembra mordere. Stringere.
Diventerò questa coperta, che ci avvolge la testa.
Non esisto io, non esisti più.

Come le rondini che ogni anno tornano e non sai mai saranno le stesse ancora.
Quando nelle notti il tempo resta, come quelle giornate volate via.

ricordando che fu l’ultima estate,
l’ultima estate.